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Domenica scorsa PDF Stampa E-mail
Scritto da Redazione   
Sabato 02 Dicembre 2017 12:22

Livorno - (da amaranta.it) Domenica scorsa, 26 novembre, in occasione del derby tra Pisa e Livorno, un videoreporter di un’emittente locale è stato aggredito e colpito da un sedicente tifoso del Pisa mentre stava svolgendo il suo servizio all’interno dell’arena Garibaldi. Non è la prima volta che un operatore dell’informazione viene aggredito mentre lavora in uno stadio di calcio e non sarà neppure l’ultima. Ed è, questo, un fatto che può capitare ovunque, non solo a Pisa. Tuttavia, proprio allo stadio di Pisa, un episodio molto simile accadde già nel 2002, esattamente il 17 febbraio, quando alcuni giornalisti livornesi furono prima offesi e provocati, poi aggrediti e colpiti, infine dileggiati e fatti passare per quello che non erano, e non sono, nel corso di una diretta trasmessa dallo stadio da una tivù locale. Anche quel 17 febbraio, come domenica scorsa, si giocava il derby tra neroazzurri ed amaranto.  [continua ... ]


Livorno - Domenica scorsa, 26 novembre, in occasione del derby tra Pisa e Livorno, un videoreporter di un’emittente locale è stato aggredito e colpito da un sedicente tifoso del Pisa mentre stava svolgendo il suo servizio all’interno dell’arena Garibaldi. Non è la prima volta che un operatore dell’informazione viene aggredito mentre lavora in uno stadio di calcio e non sarà neppure l’ultima. Ed è, questo, un fatto che può capitare ovunque, non solo a Pisa. Tuttavia, proprio allo stadio di Pisa, un episodio molto simile accadde già nel 2002, esattamente il 17 febbraio, quando alcuni giornalisti livornesi furono prima offesi e provocati, poi aggrediti e colpiti, infine dileggiati e fatti passare per quello che non erano, e non sono, nel corso di una diretta trasmessa dallo stadio da una tivù locale. Anche quel 17 febbraio, come domenica scorsa, si giocava il derby tra neroazzurri ed amaranto.

Una fondamentale differenza, rispetto al 2002, però c’è. Ed è che questa volta, giustamente, l’Ordine dei giornalisti della Toscana ha espresso piena solidarietà al collega aggredito, rivolgendo un invito alla Lega Pro e alla Federcalcio affinché episodi del genere non si ripetano. L’Ordine si è anche augurato che l’autore dell’aggressione sia assicurato alla giustizia. Si tratta di una presa di posizione giusta e corretta, così come giusta e corretta è stata la nota di solidarietà e di indignazione diffusa dal sindacato di categoria dell’Associazione stampa assieme ai gruppi di specializzazione dell’Unione stampa sportiva e del Gruppo cronisti toscano. La Lega Pro, per inciso, ha risposto con immediatezza a queste sollecitazioni. Un atto dovuto, tutto normale.
Quello che non può dirsi normale, invece, è quanto accadde quindici anni fa. Allora, infatti, nessuna solidarietà fu espressa ai giornalisti aggrediti. Nessuna organizzazione di categoria si interessò a loro e allo choc che avevano subito. Unica eccezione, il Gruppo cronisti che, qualche anno dopo, chiese all’Ordine di riaprire il caso in questione.

Incomprensibile, dunque, fu il comportamento dell’Ordine toscano sotto quella guida esecutiva, tanti anni fa. Non una parola di vicinanza a favore di quelle persone che, oltre al danno, avevano subito anche la beffa di vedersi offendere ed aggredire. Fu un comportamento davvero inspiegabile, una macchia nella storia recente dell’Ordine dei giornalisti della Toscana, anche se l’Ordine di ora nulla ha a che fare con quello di allora.

Quei quattro giornalisti livornesi, o meglio tre giornalisti e un operatore televisivo, di cui una donna, dopo che erano stati provocati ed offesi in tribuna stampa, dopo che i primi tentativi di aggressione verso uno di loro erano andati perfino in diretta tivù, subirono un agguato in piena regola da parte di una dozzina di pseudo tifosi, mai identificati, che li aggredirono con mazze e bastoni nelle aree riservate alla stampa, e come se non bastasse, un paio di giorni dopo, uno di loro, durante una trasmissione su un’altra emittente, fu accusato da un telespettatore anch’esso rimasto anonimo di aver addirittura provocato le aggressioni da lui stesso e dagli altri subite!

Definire deprecabili alcuni comportamenti che si videro in quei giorni è un eufemismo. Cosa dire, ad esempio, di quel cronista che, benché non presente allo stadio di Pisa, si mise a scrivere su un sito di tifosi, sotto falso nome, cose inventate sul conto dei cronisti aggrediti? E cosa dire di quell’altro giornalista che, alcuni anni dopo, quando lesse su un quotidiano livornese oggi non più esistente la lettera di un gruppo di cittadini che ricordava quei fatti ed esprimeva solidarietà, riconoscendo tra i firmatari il nome di un avvocato, si permise di telefonare al suo studio legale, lui che lavorava in un giornale diverso da quello che aveva pubblicato la lettera, per parlare male di uno degli aggrediti? L’unica cosa che si può dire è che erano e sono uomini piccoli e meschini.

Ma il tempo è galantuomo. Chi sono e di che pasta sono fatti i giornalisti che vennero ingiustamente fatti passare per dei mezzi matti è sotto gli occhi di tutti, così come sotto gli occhi di tutti è la tipologia di persone che, al contrario, si coalizzarono per raccontare una verità distorta. I tifosi amaranto, dal canto loro, non hanno mai fatto mancare il sostegno ai giornalisti livornesi aggrediti. Con quest’ultimi si schierarono, fin da subito, esponenti del tifo organizzato e semplici sportivi, associazioni sportive, culturali e professionali, gruppi organizzati e comitati, persone comuni, tanto che il 20 settembre 2008, in occasione di quello che al momento è l’ultimo derby disputato a Livorno, uno striscione che chiedeva giustizia per i fatti di Pisa comparve allo stadio d’Ardenza per iniziativa di un gruppo di frequentatori della gradinata.
Se quel 17 febbraio 2002, a Pisa, non si verificò una tragedia fu solo e soltanto per il sangue freddo e il coraggio di chi quell’aggressione subì. Questo è bene ricordarlo.
Ciò nonostante, come detto, neanche una parola di solidarietà venne spesa a favore di questi colleghi, giornalisti ai quali, prendendo spunto da quanto nuovamente accaduto a Pisa, è doveroso mandare un pensiero e rinnovare la vicinanza, molti anni dopo, non necessariamente rammentando i nomi perché quello che conta, oggi, è ricordare i fatti e certe mancanze.

Quanto accadde quel giorno rimane ancora oggi senza giustificazione se si pensa che, già allora, nel mondo del calcio venivano chieste misure ed attenzione per non fomentare episodi di violenza negli stadi e già allora si affermava che la violenza è intollerabile ed inaccettabile a qualunque livello e in particolare contro chi, come i giornalisti, frequentano gli stadi per mero lavoro.
Un comportamento tanto più incomprensibile ed assurdo se si considera che, anni dopo, il consiglio nazionale dell’Ordine italiano dei giornalisti, pur non riaprendo il caso, ha affermato, proprio in relazione a questa storia, che il modo di agire di quei giornalisti pisani che, nel maldestro tentativo di giustificare l’ingiustificabile, si lasciarono andare in diretta televisiva ad offese ed atteggiamenti di dileggio verso i loro colleghi livornesi, è da considerarsi non consono a quello che deve avere, sempre e comunque, un vero professionista dell’informazione

 

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